Rinegoziazione contratti a seguito del lockdown

La pandemia Covid-19 ha determinato difficoltà nell’adempimento di numerosissimi contratti, a titolo di esempio dei contratti di affitto, così come quelli di agenzia, di collaborazione etc.. Ne sono quindi derivati una serie di conflitti tra le parti (da una parte si esige la prestazione, dall’altra si richiede di “rivederla”, se non addirittura di annullarla).

Trovare una soluzione legale chiara non è affatto semplice.

Vi è chi invoca il principio della forza maggiore, riferendosi per esempio all’art. 1218 Cod. Civ. che prevede che la parte non deve risarcire il danno quanto l’inadempimento è da imputarsi a causa a lui non imputabile.

Altri ritengono applicabile la norma che prevede la possibilità di risolvere il contratto laddove la prestazione sia divenuta impossibile (art, 1256 e 1463 Cod. Civ.) oppure eccessivamente onerosa (art. 1467 Cod. Civ.).

Invero, l’applicazione di tali norme non può ritenersi così semplice ed automatica. Andrà infatti svolta un’accura indagine sul caso concreto, al fine di verificare se gli effetti della pandemia possano essere considerati, o meno, idonei a determinare l’applicazione di tali norme.

Ovviamente, la situazione è più semplice laddove i contraenti stessi avessero disciplinato per iscritto, e quindi nel contratto, le possibili conseguenze giuridiche sul contratto di una eventuale emergenza sanitaria. Tuttavia, stante l’eccezionalità dell’evento, si presume che significativamente scarso sia il numero di contratti che contengano dette clausole.

Particolare rilievo va inoltre posto all’art. 91 del D.L. n. 18 del 17.03.2020 (il c.d. “Decreto Cura Italia”), il quale specifica espressamente che il rispetto delle misure di contenimento adottate sarà “valutato” ai fini dell’esclusione della responsabilità del debitore in materia di inadempimento contrattuale e risarcimento del danno.

Anche in questo caso la norma rinvia comunque ad una valutazione da svolgersi considerando una serie di fattori e circostanze concrete, senza che sia prevista una specifica conseguenza giuridica “diretta” connessa alle misure di contenimento.

Va infine osservato che il codice civile prevede un obbligo in capo alle parti del contratto di comportarsi secondo buona fede nell’esecuzione dello stesso (art. 1375 Cod. Civ.), obbligo che assume rilevanza soprattutto nei contratti di durata, laddove si verifichino circostanze imprevedibili al momento della stipula del contratto medesimo.

Nel caso in questione, tale obbligo potrebbero tradursi nell’obbligo di rinegoziare il contratto. Anzi, è proprio in ragione delle norme sopra citate che i più ritengono che, proprio a seguito della situazione emergenziale, vi sia un obbligo in capo alle parti di rinegoziazione il contratto, al fine di riequilibrare il rapporto tra le stesse (cd. sinallagma) laddove lo stesso risultasse fortemente alterato dagli effetti della pandemia.

Da ciò ne potrebbe quindi consegue che, laddove una parte si rifiutasse di rinegoziare un contratto, questa potrebbe essere considerata inadempiente al contratto, con le conseguenze connesse all’inadempimento contrattale. Dall’altra parte, potrebbe risultare assolutamente adempiente la parte che, nonostante non si raggiunga un accordo, abbia dimostrato la disponibilità a modificare il contratto secondo schemi riconducibili alla buona fede.

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